La ballata (quasi) di un Miché (quasi)

Aperta tonda.

Piove qua da me. Fuori le mura. E poco al di là dei miei occhi. Piove.

Mentre mi guardo l’ennesima partita di una stagione che vede la mia squadra del cuore vincere ovunque, mi vengono in mente certe cose, certe frasi, certe canzoni.
E comprendo che qua da me piove.

Chiusa tonda.

Mi rendo sempre più conto di quanto sia difficile parlare d’amore senza scadere in banalità. Mi accorgo di quanto ti renda ridicolo parlare d’amore. Mi rendo conto di quanto sia necessario parlar d’amor pur anche nella banalità.
Ho provato qualche volta a cantare il mio amore. Quello immenso. Quello che ha lacerato, dilaniato, smembrato il mio cuore. Me. Non ci sono riuscita. Perché forse io non ho la forza di rendermi ridicola.
Racconterò di chi mi sta vicino. Nella semplicità.

Non si può certo dire che si trattasse d’amore. Meglio da una visuale avvantaggiata come la mia si capiva bene che d’amor nel suo sentimento non ci fosse proprio niente. Era, senza rischiare di essere fraintesi, una specie di ossessione la sua. Gli occupava i pensieri, le giornate, le azioni. Tutto finalizzato a lei.

Se “lei” fosse l’ossessione o lei lei non è dato sapere. Ma sappiamo con certezza che ogni tanto questo interrogativo lo straziava.

Ogni volta che la vedeva si risvegliava in lui l’ossessione. Lo colpiva impietosa. E lui la ascoltava. Rapito. La guardava e s’immergeva in quella sua bellezza così particolare. Non le staccava gli occhi di dosso. Era inebriato. Le passeggiava accanto, e non desiderava altro. Ogni tanto nel passeggiare le loro mani si sfioravano. Idillio. Nient’altro. Non desiderava null’altro. Solo lei. Che fosse sua.  La certezza che quello sfiorarsi fosse eterno. Accanto a lei voleva l’eternità. Solo accanto a lei. Non è mica un desiderio facile l’eternità.

E continuavano a passeggiare. A guardare ognuno nella propria direzione. Lei la sua: chiara, precisa. E Lui lei. L’unica direzione: chiara, precisa.

Poi per scherzo la vita, e in parte anche lei, pensarono che fosse giusto separarsi. Non volle più quelle passeggiate. Non volle concedergli più il suo personalissimo idillio. Il suo innocente orgasmo. Glielo tolsero, e lui non protestò. Non lo fece. Guardò rapito, un’altra volta, lei e la vita che se ne andavano, che lo salutavano. Visse di quell’immagine.

Fino a quando Lei e la vita decisero di tornare. Di salutarlo. Per fargli ricordare. Per fargli assaporare un’altra volta il patema di quell’emozione. La sofferenza. L’ossessione. A pensarci bene forse l’amore.

4 pensieri su “La ballata (quasi) di un Miché (quasi)

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