Bubu settete. Stop.

Si annusò le mani, puzzavano di sigaretta. Detestava quell’odore. Si fermò. Si guardò intorno. Si annusò le mani. Puzzavano di sigaretta. Aprì la macchina ed entrò. Retromarcia. Prima. Seconda. Stop. Prima. Seconda. Stop. Prima. Seconda. Terza. Stop. Prima, seconda, terza, quarta, quinta. Quarta. Terza. Si annusò le mani, puzzavano di sigaretta. Detestabile odore. Le ritornò in mente quel suo grado ghiacciato, terrorizzato.  Lo spaventò quella traccia indelebile nella sua memoria. Stop.

Uscì.
Si annusò le mani, puzzavano di sigaretta.

Si toccò i capelli. Aprì. Lo adagiò sul sedile posteriore. Lo legò per bene. Gli sorrise. Lui iniziò un lungo pianto. Si toccò i capelli. Tentò di calmarlo. Gli diede ciò che desiderava, si calmò. Musica. Si toccò i capelli. Accese. Prima, seconda, terza. Si toccò i capelli, quarta. Iniziava a piangere di nuovo. Si toccò i capelli. Si girò verso lui. Bubu settete. Si voltò. Si toccò i capelli. Stop.

Uscì.
Si toccò i capelli.

Stavano litigando. Seconda. Si grattò il mento. Io non ti sopporto più. Terza. Tu non mi sopporti più? Sono io a non sopportarti più. Si grattò il mento. Quarta. Benissimo allora non ci sopportiamo più. Spiegami perché siamo qui allora. Si grattò il mento. Perché continuiamo con questa storia? Sembra che sia una zavorra per te, un peso insostenibile. Quinta. Perché? Mi chiedi perché? Vuoi che te lo dica? Sì, dimmelo perché? Si grattò il mento. Quarta. Perché mi fai pena ecco perché. Stop.

Uscì.
Si grattò il mento.

Stavano chiacchierando. A vent’anni si hanno molte cose da dire. Parlavano del futuro. Dei progetti. Sogni, desideri, ambizioni, vizi, virtù. Filosofeggiavano nell’accezione più negativa che si possa dare al termine. Così lontani dalla realtà da fare quasi pena. Pietà per loro. Il viaggio doveva essere stato evidentemente lungo giacché erano arrivati a quel punto, a raccontarsi quelle cose. Si sa se vuoi parlare non c’è cosa migliore di un viaggio lungo, magari lento. Ti racconti.

Era notte, ormai. Buio. La strada non era illuminata. Solo i fari della macchina davano un po’ di luce a quel cammino. Si potrebbe estendere il discorso al generale, ai loro tetri vent’anni, ma sarebbe un semplice filosofeggiare. Quattro frecce. La macchina davanti lampeggiava tutta. Stop. Si fermarono. In curva. Guardarono terrorizzati.

Uscirono.

Tre corpi giacevano per terra. Tre macchine capovolte. Grida e pianti. Sangue.

Tanto sangue.

Stop.

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