Strani alibi e spudorate confessioni

Sarà che da piccola oltre a sognare di giocare nell’Inter con il numero 10 volevo fare il diplomatico, l’ambasciatrice, risolvere questioni di conflitto con le mie parole. Dote innata tra l’altro, mi tocca ammetterlo, dove ci sono io c’è pace.Potrei riportare qui il lungo elenco di persone che mi ha scambiato per Maria de Filippi o Raffaella Carrà, ma lo evito. Sarà che ho sempre saputo vedere solo i lati positivi delle cose, persone, progetti, idee, caratteristica decisamente perdente. Sarà che quando ho iniziato a vedere solo le caratteristiche negative delle persone, cose, progetti e idee ho iniziato anche a usare il cilicio. Sarà che mi è sempre stato insegnato a non fermarmi mai alle apparenze, e a non smettere mai di interrogarmi, ad andare oltre, a smontare i ferri da stiro per vedere come sono fatti per poi rimontarli, smontare le pistole ad acqua per capirne il principio di funzionamento e montarne altre con gettata maggiore. Sarà che non penso che nessuno, e nessuna cosa sia in possesso della verità. Sarà che ho la ferma convinzione che essa volteggi tra di noi, che colmi i nostri vuoti, le nostre vacanze. Sarà che per me il dubbio è sintomo di intelligenza e moderazione. Sarà che credo molto nella forza del dialogo. Sarà che a quattordici anni ero buddhista, a quindici scintoista, a sedici epicurea, a diciassette agnostica, a diciotto hessiana, a diciannove cattolica, a venti calvinista, a ventuno pastafariana, a ventidue nel dubbio mi amo, e a ventitre ci stiamo ancora lavorando. Sarà che più di ogni altra cosa amo la mente in fermento, soprattutto la mia, che amo l’angoscia del dubbio e della possibilità. Sarà che sono ossessionata dalla possibilità della scelta e fino a quando non ho preso in considerazione tutte le varie possibilità, non ho risposto a tutte le domande che mi vengono in mente non riesco a prendere una posizione. Sarà che sono  troppo libera, come dicono taluni, o troppo liberale come dicono altri. Sarà che ho una tremenda sete di sapere e ancora nutro la presuntuosa speranza che una verità ci sia e che io la sappia cogliere. Sarà che penso che in ognuno di noi ci sia un po’ di questa verità. Sarà che amo i mobili Ikea perché posso montarli, smontarli e montarli di nuovo. Sarà che amo molto i processi distruttivi. Sarà che amo molto costruire su terreni instabili. Sarà che ho sempre mal interpretato l’idea del divenire. Sarà che almeno così non mi annoio. Ma io annego nel dubbio con dignità e compostezza, cerco nell’angoscia una risoluzione, una risposta qualunque che mi vada bene per qualche istante per poi demolirla di nuovo, orfana di stabilità inganno il mio tempo aggiungendo nuove assurde domande a vecchie cicatrici, precaria nella mia logica, inerme e immobile, aspetto a gloria che qualcosa in me cambi o che la vita scelga per me incapace come sono di parteggiare. Di nuovo si abbatte su di me l’onta della mia inettitudine o viltà o entrambe.

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14 pensieri su “Strani alibi e spudorate confessioni

  1. Della serie….
    “Cavolo, bella la tua sciarpa!”

    Due giorni dopo di fronte alla stessa sciarpa: “Che sciarpa orribile!”

    Oltre a una certa come dire non costanza hai anche una pessima memoria. Nel complesso molto spiazzante la faccenda devo ammettere.

  2. Forse la verità non esiste e siamo portati più per compensazione che per propensione zetetica ad andarle dietro, magari a inventarla o a frazionarla in sottoinsiemi o ancora perché è bello ‘sostare’ dubbiosi in statu viae piuttusto che ‘avveritarsi’ in status termini.

    1. Dici? Sai cosa però io non parlo di Verità, quella con la V maiuscola, parlo di piccole verità, e questo che mi angoscia più di ogni altra cosa, non essere in grado di dire che in una determinata questione ha ragione uno piuttosto che un altro, che è più giusta una cosa piuttosto che un’altra più che vado in profondità (o presunta tale) di una questione, che la guardo da più punti di vista e più che rimango ferma. Che è normale?

      1. Sulle piccole cose il fondo c’è. Puoi smontare tutto per costruire le piccola verità.

        Quindi, per induzione, dovresti poter arrivare alla grande verità :P.

        Ammetto però che già il primo passaggio è complicato quando non si può ricorrere alla lettura del pensiero…

        😛

      2. Se (per induzione) frantumi un vaso e poi lo rimetti insieme (per deduzione) capisci non solo che non è più lo stesso vaso, ma che ha perso anche valore di mercato (e la verità come argomenta Sartre in uno scritto giovanile – La leggenda della verità – nasce dal commercio).

      3. Nella mia interpretazione “smontando tutto” toglie la necessità di dedurre. Dedurre è uno strumento in fase discendente per tentare di accorciare la via.

        Il mio commento voleva esser buffo e sottolineare la difficoltà di riuscire ad ottenere un vaso rotto (a vedere chiaramente tutta la sua superfice interna) da un vaso integro.

        Non so interpretare la diminuzione del valore di mercato.

        La mia induzione era relativa all’analisi dei vasi volta a fornire la strumentazione necessaria per scendere (rompere) un vaso più grande.

        Si, lo ammetto, sono bloccato dentro la matrioska.

        Forse la mosca per riuscire ad uscire dalla bottiglia deve rompere alcuni vasi relativi alla sua bottiglia.

        Questo assume un forte legame tra la verità dei vasi e la libertà dalla bottiglia.

        Il problema potrebbe essere mirare a rompere dei vasi relativi a bottiglie esterne?

        :O

      4. Forse è meglio cambiare e usare un’altra metafora segnatamente quella ibseana di Peer Gynt che sbuccia la cipolla, fatta di strati sfogliabili uno dopo l’altro senza poter mai pervenire al nucleo, alla cipolla stessa. Così penso sia per la verità. 🙂

      5. Questo perchè la verità, regolarmente, si sporca. Forse però uscire dalla bottiglia è fattibile…

  3. Se una donna vuole avere la maglia dell’Inter, e in particolare il 10, ad un vecchio tifoso come me,non puoi che essere simpatica. Praticare il dubbio è vita vera, basta che non sia paralizzante, allora decidere dove Essere con le proprie idee è una grande condizione. Complimenti per il blog 🙂

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