Non mi piace il tuo amore.

A me non piacciono le tue camicie stirate.
Non mi piacciono nemmeno le tue giacche.
E le tue scarpe lustrate.
La tua macchina pulita.
Non mi piace il tuo profumo invadente.
E nemmeno il tuo volto da pubblicità.
Non mi piace la tua barba così morbida.
Non mi piacciono le tue mani curate.
Il tuo sorriso.
E le tue braccia possenti.
Non mi piacciono le tue premure.
I tuoi tentativi di compiacermi.
Le tue attenzioni.
Le  strategie che usi.
I tuoi messaggi prevedibili.
I tuoi discorsi seri.
Il tuo parlarmi di musica, politica, arte.
Non mi piacciono le cose che fai.
I fiori.
I regali.
I baci delicati.
Gli abbracci misurati.

Non mi piace il tuo presunto amore.
Non mi piace vederlo germogliare.
Così scontato.
Così banale.
Vuoto.

Come tutti gli altri.

Potresti piacermi Tu.
Ma non ti vedo.

43 pensieri su “Non mi piace il tuo amore.

      1. si, solo che nessuno se ne sarebbe accorto.

        è difficile resistere alle feste comandate… 😛

  1. Ah, l’amore! Quando nasce è cosa bella: ogni nascita è un inizio! Che cosa c’è di più commovente che un amore allo stato aurorale, quando tutto è (ancora) possibile?

    1. Non è questione di essere spietati, è semplicemente un pretendere di non essere un trofeo che si vince se si seguono determinate “strategie”. Uno tenta a tutti i costi di piacere, trascurando un aspetto fondamentale come quello dell’autenticità. La cosa peggiore poi è quella di cercare di capire che persona si ha davanti e avere un atteggiamento che si pensa possa piacerle,quindi dire le cose che pensi che voglia sentirsi dire. Aiuto!

      1. Anche perché se uno pensa di capire cosa vuoi sentirti dire… ecco…rischiamo di trovarlo in un manicomio…

      2. Mica solo io… boh penso che nessuno abbia voglia di essere compiaciuto altrimenti che ne so ti guardi allo specchio e ti dici “quanto sono figo! quanto sono bono, bello, intelligente!” uno vorrebbe essere capito, amato, non adorato… bleah!

      3. Vabbuò ma uno cerca di dimostrare che è interessato, è normale che uno voglia mostrare il lato migliore di se e che faccia capire il proprio interessamento.

        Ha ragione Fabio, tu hai un rapporto molto complicato con il corteggiamento.

      4. Autentico, uhm, autòs: “se stesso”!! Problema!! Il guaio è che proprio a partire dal sé che originano le cause dell’inautenticità. Biformità: ineludibile richiamo a se stessi, a un tempo ineludibile esigenza di superarsi, potrebbe, forse, soverchiare lo stato anfibolico chi riuscisse a trovare qualcosa di più grande di sé per cui vivere. Sfuggire alle trappole solipsistiche dell’io (compiacersi per compiacere e viceversa) potrebbe essere il primo passo. Ha scritto una grande donna: “Certo, non ti capirò mai, non afferrerò mai chi sei, sempre ti terrai fuori di me. Ma questo non essere io, non essere me né mio, rende la parola possibile e necessaria tra noi”. Si tratta di lasciar essere la trascendenza fra sé e l’altro/a, la parola sarà conseguente, ma l’amore non sarà scontato.

      5. Aspetta una cosa, ma così non è che diventa più “importante” la transcendenza piuttosto che il sé e l’altro? Che me ne faccio della parola? Spiega Holzwge, ti prego…

        (Sto iniziando a leggere Luce Irigaray… 😉 )

      6. Se stai leggendo Luce avrai già capito che il “trascendere” è qui svincolato da ipotesi sovrastrutturali. Intendi trascendenza come alterità irriducibile: l’altro è e resta trascendente a me attraverso la sua corporeità, la sua intenzionalità, la sua dialogicità. “Tu che non sei e non sarai mai me né mio” sei trascendente (altro) a me in corpo e parole, in quanto incarnazione inappropriabile da parte mia, anche se ti tocco, poiché il verbo si è fatto carne in te in un modo, e in me in un altro. Volerti possedere equivale a un sogno solitario, solipsistico”.

  2. Non è questione di essere spietati, è semplicemente un pretendere di non essere un trofeo che si vince se si seguono determinate “strategie”. Uno tenta a tutti i costi di piacere, trascurando un aspetto fondamentale come quello dell’autenticità. La cosa peggiore poi è quella di cercare di capire che persona si ha davanti e avere un atteggiamento che si pensa possa piacerle,quindi dire le cose che pensi che voglia sentirsi dire. Aiuto!

    1. Autentico, uhm, autòs: “se stesso”!! Problema!! Il guaio è che proprio a partire dal sé che originano le cause dell’inautenticità. Biformità: ineludibile richiamo a se stessi, a un tempo ineludibile esigenza di superarsi, potrebbe, forse, soverchiare lo stato anfibolico chi riuscisse a trovare qualcosa di più grande di sé per cui vivere. Sfuggire alle trappole solipsistiche dell’io (compiacersi per compiacere e viceversa) potrebbe essere il primo passo. Ha scritto una grande donna: “Certo, non ti capirò mai, non afferrerò mai chi sei, sempre ti terrai fuori di me. Ma questo non essere io, non essere me né mio, rende la parola possibile e necessaria tra noi”. Si tratta di lasciar essere la trascendenza fra sé e l’altro/a, la parola sarà conseguente, ma l’amore non sarà scontato.

      1. Aspetta una cosa, ma così non è che diventa più “importante” la transcendenza piuttosto che il sé e l’altro? Che me ne faccio della parola? Spiega Holzwge, ti prego…

        (Sto iniziando a leggere Luce Irigaray… 😉 )

  3. Mica solo io… boh penso che nessuno abbia voglia di essere compiaciuto altrimenti che ne so ti guardi allo specchio e ti dici “quanto sono figo! quanto sono bono, bello, intelligente!” uno vorrebbe essere capito, amato, non adorato… bleah!

    1. Vabbuò ma uno cerca di dimostrare che è interessato, è normale che uno voglia mostrare il lato migliore di se e che faccia capire il proprio interessamento.

      Ha ragione Fabio, tu hai un rapporto molto complicato con il corteggiamento.

  4. Sì è vero, ma perché non me ne frega niente di fiori e messaggi in cui mi si celebra. Posso? Il corteggiamento inteso come serie di tattiche e strategie per CONQUISTARE una persona mi fa rabbrividire, ancora di più quando penso che la persona in questione dovrei essere io. Ma no! NO! NO! Facciamo che tu mi fai vedere chi sei, poi al resto se sarà ci pensiamo poi… no?

  5. Sì è vero, ma perché non me ne frega niente di fiori e messaggi in cui mi si celebra. Posso? Il corteggiamento inteso come serie di tattiche e strategie per CONQUISTARE una persona mi fa rabbrividire, ancora di più quando penso che la persona in questione dovrei essere io. Ma no! NO! NO! Facciamo che tu mi fai vedere chi sei, poi al resto se sarà ci pensiamo poi… no?

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