Lievi, ree, perpetue vigliaccherie.

–          Lo finisci tu, per favore?

–          Uffa, ma perché fai così?

–          Così come?

–        Iniziare a mangiare le cose poi lasciarmele sempre a me… penso che il mio aumento di peso sia dovuto a queste   tue strategie.

–          Ma non sono strategie. E’ che il cibo dopo un po’ mi annoia.

–          Il cibo non può annoiare. Smettila di dire idiozie.

–          Come no? Già al secondo boccone mi annoio, figurati finire un piatto intero.

–          Le tue stravaganze…. Va beh basta che non mi imponga di mangiare anche il tuo piatto di pasta. Oggi proprio non ce la faccio.

–          E’ che non si butta via il cibo, non sta bene, a me dispiace. Lo sai.

–          Certo, certo sono una specie di pattumiera allora?

–          Sì, ma sei carina come pattumiera.

–          Grazie… e io intanto mi gonfio.

–       Meglio. In realtà sto cercando di farti diventare obeso così smetti di essere un desiderabile oggetto sessuale e rimani mio per sempre. Le relazioni hanno bisogno di sicurezza. Mio. Mio. Mio.

–          Sono tuo?

–          Certo che lo sei.

–          Non lo sapevo. Mi fa piacere. E chi l’ha detto?

–          Io.

–          Mi vuoi tuo per sempre?

–          Sì, vorrei che tu mi aiutassi sempre.

–          In cosa ti aiuto?

–          Finisci il mio piatto.

–          Sei la solita egoista.

–          Scusa se il mio mondo gira intorno a me. Il tuo intorno a chi gira?

–          Intorno a me e te.

–          Non è vero.

–          E’ vero.

–          Dimostramelo.

–          Finisco il tuo piatto.

–          Questo non lo fai per me e te.

–          Sì che lo faccio per me e te. Lo faccio per il nostro equilibrio.

–           Lo fai perché sei un mangione.

–          No.

–          Sì.

–          No. Finirò il tuo piatto e lo farò per me e te, è la mia dimostrazione d’amore quotidiana. Non so quanto saranno piacevoli per te le dimostrazioni d’amore che mi dovrai dare tra qualche chilo.

–          Non me ne importa niente della tua pancia.

–          Di cos t’importa?

–          Che tu mi ami.

–          Sei dolce.

–          …

–          …

–          …

–          …

–          Tu te lo ricordi perché stiamo insieme?

–          Non devo ricordarmelo, so perché stiamo insieme.  Tu non lo sai?

–          Non me lo ricordo più.

–          Tu sei qui con me ora… e non sai perché?

–          No.

–          Ah! Ci risiamo… Fantastico!

–          Tu perché sei qui con me?

–          Perché fino a qualche minuto fa non c’era un posto diverso e una persona diversa con cui volessi stare, ma poi tu te ne esci fuori con queste storie qui e allora mi sa che forse c’è qualcosa che non funziona.

–          Ho letto una cosa oggi. L’ha scritta Bukowski. Te la leggo?

–          Non me ne frega niente di Bukowski. Voglio che tu mi dia una spiegazione una volta per tutte del perché te ne esci con queste storie assurde. Stiamo insieme da un anno e mezzo ormai e quando uno pensa di avere una qualche pseudo certezza, e magari inizia a progettare un futuro, a sognare di finire sempre il tuo cazzo di piatto, tu tiri fuori  discorsi del genere.

–          ‎”L’amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa star bene, quello che ci fa comodo. Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri.”

–          E allora?

–       Ecco io ho pensato che in fondo mi facesse comodo che tu mi finissi il piatto, e che tu mi ascoltassi e che tu mi capissi e mi facessi sentire meno sola, che tu fossi per me un punto di riferimento, che venissi a trovarmi a lavoro, che uscissi con i miei amici e che tu ci fossi nella mia vita. Poi però ho pensato che in realtà non so se tu mi capisci. Ma alla fine che importanza ha se mi capisci o meno? L’importante è stare bene insieme, giusto? Perché mi devi capire? Poi che vuol dire capire? Non lo so. Sono confusa. Non so se ti amo. Come faccio a sapere se ti amo? Come faccio a capire che non è solo un’esigenza? Che non è l’abitudine? Cos’è poi l’amore? Io non lo so, io ti guardo e sono serena, sono tranquilla, mi fai stare bene. Ma è questo poi l’amore? A volte mi sembra un po’ una cosa da vecchi, come se noi ci facessimo compagnia. Litighiamo per sciocchezze, parliamo della mia famiglia, la tua famiglia, i nostri amici, tu mi racconti com’è andata la giornata, io ti dico cosa ho fatto, tu mi parli del tuo lavoro, io ti parlo delle cose che ho scoperto, leggiamo il giornale infamiamo i politici, andiamo a cena, andiamo a feste odiose, io mi ubriaco, facciamo l’amore… tutto sempre uguale senza un motivo ormai. C’è un motivo? Lo vedi tu il motivo? Non è così che immaginavo l’amore. La pensavo una cosa improvvisa, qualcosa che mi squarciasse, lacerasse, che mi aprisse a me, che mi facesse capire chi sono, qualcosa che mi spostasse il centro di massa, un fenomeno elettromagnetico che scombussolasse tutto, tutti gli equilibri, che mi cambiasse, che mi facesse crescere, e invece sono ferma. Sono ferma. Sono ferma. Sono ferma. Non è cambiato niente rispetto a un anno fa. Tutto uguale, ho dovuto modificare solo un po’ di orari. Sono un po’ confusa.

–          Io ti capisco. Io ti conosco. Tu stai delirando. Ora non sai cosa fare, ti stai annoiando, probabilmente non ti piace questo posto, oppure vuoi ferirmi in qualche modo per qualcosa che ho detto secoli fa,  e  così te ne esci con discorsi del genere, così per dare alla tua giornata un po’ di patetico movimento. E’ questo che vuoi tu? Ti annoio? Mi stai dicendo che ti annoio?

–          Non ho detto che tu mi annoi.

–        Sì che l’hai detto, ma a te annoia tutto. Noi facciamo le cose che fanno tutti. Okay? Cosa vuoi fare? Hai bisogno di un  viaggio vuoi che andiamo da qualche parte? Non ti basta la nostra quotidianità? Non è abitudine la nostra, è quotidianità, è questo che fanno le persone, è così che si amano. Tutti i giorni. Non un giorno sì  e l’altro no.  Cosa vuoi fare di straordinario poi? Proponi! La facciamo.

–          Ma io non voglio fare niente. Cioè ragionavo un po’ così… sono stanca…

–          Cosa c’è? C’è qualcun altro?

–          No. Perché devi sempre pensare che ci sia qualcun altro?

–          Perché ciò che dici non ha senso. Noi stiamo bene. Siamo felici insieme. Perché devi rovinare tutto così per nulla poi? Tiri sempre fuori questo discorso, che poi finisce nel nulla sempre. Che senso ha?

–          Scusa. Scusa. Scusa. Scusami davvero.

–          Cosa vuoi? Puoi dirmi cosa vuoi? Ti prego! Non ti capisco.

–          Ma non voglio niente. Ragionavo un po’ ad alta voce dai.

–          Devo sapere se mi ami perché io ti amo da morire, ti amo davvero e se tu non mi ami, o non sei sicura di amarmi io devo saperlo. Mi ferisce, ci soffro, ma devo saperlo.

–          Ti prometto che non leggerò più Bukowski.

–          E’ Bukowski il problema?

–          Mi sa di sì.

–          Tu non sei sana. Lo sai?

–          Lo so.

–          Mi hai fatto arrabbiare.

–          Scusa. E’ che sono un po’ sottopressione, un sacco di pensieri, un sacco di cose da fare.

–          Okay. Okay.

–          …

–          …

–          Mi ami?

–          Non lo so.

–          Non ha senso nulla se tu non mi ami.

–          No.

–          Perché non ti sforzi di amarmi? Io ti amo così tanto.

–          Ti amerò.

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48 pensieri su “Lievi, ree, perpetue vigliaccherie.

  1. Straordinario. Nel senso che hai scritto una cosa che è talmente ordinaria da essere speciale per quanto rispecchia la realtà (stra-ordinaria). Questa cosa che hai scritto, l’ho vissuta.

    1. Chi non l’ha vissuta o ahimè la sta ancora vivendo in altre specie assortita? Usiamo lo stesso canovaccio adattandolo di volta in volta. Perseguiamo la sincronicità non solo per eternare il presente, che è poi un tratto del nostro tempo, ma chiediamo all’altro di regolare il suo “orologio” al nostro, mentre forse proprio lo scarto, l’incerto ancoraggio, la novità è il sale di ogni rapporto.

  2. Straordinario. Nel senso che hai scritto una cosa che è talmente ordinaria da essere speciale per quanto rispecchia la realtà (stra-ordinaria). Questa cosa che hai scritto, l’ho vissuta.

    1. Chi non l’ha vissuta o ahimè la sta ancora vivendo in altre specie assortita? Usiamo lo stesso canovaccio adattandolo di volta in volta. Perseguiamo la sincronicità non solo per eternare il presente, che è poi un tratto del nostro tempo, ma chiediamo all’altro di regolare il suo “orologio” al nostro, mentre forse proprio lo scarto, l’incerto ancoraggio, la novità è il sale di ogni rapporto.

  3. Se l’intento come mi pare di capire è quello di descrivere qualcosa di ordinario come dice giustamente Robybulgaro direi che ci sei riuscita perfettamente. Ma da fan del tuo modo di vivere e vedere le cose, nonché da profondo amatore del tuo stile di vita non posso fare altro che riscontrare che qui non ci sei tu (a parte il cibo) e dispiacermene molto, ma tu fai pure i tuoi esperimenti… :*

    1. 🙂 Grazie delle libertà che mi concedi.

      Hai ragione tu, ma qualche difesa me la debbo pur creare… no?

      Sto cercando di andare oltre a me, al mio stile di vita e ai miei pensieri, per non annoiarmi principalmente.

  4. Se l’intento come mi pare di capire è quello di descrivere qualcosa di ordinario come dice giustamente Robybulgaro direi che ci sei riuscita perfettamente. Ma da fan del tuo modo di vivere e vedere le cose, nonché da profondo amatore del tuo stile di vita non posso fare altro che riscontrare che qui non ci sei tu (a parte il cibo) e dispiacermene molto, ma tu fai pure i tuoi esperimenti… :*

    1. 🙂 Grazie delle libertà che mi concedi.

      Hai ragione tu, ma qualche difesa me la debbo pur creare… no?

      Sto cercando di andare oltre a me, al mio stile di vita e ai miei pensieri, per non annoiarmi principalmente.

  5. io spero però che dentro queste “persone così” non ci sia nemmeno un pelino, ma nemmeno un pelino infinitesimale, di convinzione di essere speciali per questo. e di andarsi quindi bene così. e crogiolarcisi magari anche.

    1. Sai cosa può esserci quello che dici tu, anzi sicuramente sì, però penso che il più delle volte sia un non riuscire a fare diversamente, allora siccome non riesco a cambiare questo aspetto, che pure mi fa soffrire, tendo a fare in modo che diventi per me almeno motivo di autocompiacimento.
      Nel post infatti, ho voluto rendere questa idea del perpetuo, che non cambia, della forza che manca, di prendere a un certo punto una decisione, decisione che non arriva uno per l’impossibilità delle “persone così” a essere altro e due dall’elemosina di amore che fa l’altro, che non lascia libero, che non spinge verso l’unica decisione possibile, ma pensa al suo tornaconto: l’amore di “persone così” di cui comunque ha bisogno…

  6. io spero però che dentro queste “persone così” non ci sia nemmeno un pelino, ma nemmeno un pelino infinitesimale, di convinzione di essere speciali per questo. e di andarsi quindi bene così. e crogiolarcisi magari anche.

    1. Sai cosa può esserci quello che dici tu, anzi sicuramente sì, però penso che il più delle volte sia un non riuscire a fare diversamente, allora siccome non riesco a cambiare questo aspetto, che pure mi fa soffrire, tendo a fare in modo che diventi per me almeno motivo di autocompiacimento.
      Nel post infatti, ho voluto rendere questa idea del perpetuo, che non cambia, della forza che manca, di prendere a un certo punto una decisione, decisione che non arriva uno per l’impossibilità delle “persone così” a essere altro e due dall’elemosina di amore che fa l’altro, che non lascia libero, che non spinge verso l’unica decisione possibile, ma pensa al suo tornaconto: l’amore di “persone così” di cui comunque ha bisogno…

  7. credo di capire esattamente quello che dici. infatti l’importante è che una decisione alla fine venga presa; dall’altro, se la “persona così” (mi spiace essere caduta nella catalogazione, ma mi pare ci siamo capite 🙂 ) non ce la fa.

  8. credo di capire esattamente quello che dici. infatti l’importante è che una decisione alla fine venga presa; dall’altro, se la “persona così” (mi spiace essere caduta nella catalogazione, ma mi pare ci siamo capite 🙂 ) non ce la fa.

      1. La cosa è molto complicata, prevede il mio andare via di casa, cosa che sarebbe anche auspicabile vista la mia età… ci penso…

      1. La cosa è molto complicata, prevede il mio andare via di casa, cosa che sarebbe anche auspicabile vista la mia età… ci penso…

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