Il lieto fine

Filippo è un mio amico ha ottantaquattro anni, ottantacinque a luglio, ma dice di averne ottantasei perché sostiene che quando si è vecchi bisogna mentire sull’età, fa figo dire di avere più anni, la gente si stupisce, spalanca gli occhi secondo l’universalmente riconosciuto segno di meraviglia si complimenta e ti guarda con fallace rispetto, ma pur sempre rispetto. Cosa si può meritare un corpo che fa fatica a camminare, che dimentica di avere fame e sete, un corpo che non risponde più agli stimoli del sistema nervoso centrale e periferico, pieno di malattie che vive solo grazie ai medicinali? Cosa si può meritare un simile corpo se non un po’ di falso rispetto?
Quindi Filippo dice di avere ottantasei anni e il mondo si stupisce che lui ancora parli, cammini da solo, vada alla coop, e che tutte le mattine si prenda il caffè con l’unico amico che gli è rimasto.

La prima volta che ho visto Filippo mi ha raccontato della sua prostata e mi ha invitato alla festa per le sue nozze d’oro. Mi ha detto che i medici lo volevano morto, che quattordici anni prima gli avevano dato solo altri due mesi di vita e invece “in culo sono ancora vivo, e domani festeggio le mie nozze d’oro con la mi moglie, la Franca. La conosci? Che vieni?”

La seconda volta che ho visto Filippo mi ha raccontato della sua prostata, dei medici, e di come Dio aveva voluto punirlo. Mi ha raccontato delle ottantasei donne che aveva avuto, che questo non doveva essere piaciuto a Dio e nemmeno a sua moglie. Ho pensato che ottantasei fosse il suo numero preferito. Mi ha raccontato di come sospettava che il cancro alla prostata glielo avesse fatto venire propria la Franca con le sue maledizioni, di come le ha chiesto scusa quando pensava di morire e di come insieme avevano pregato Dio di farlo vivere ancora un po’. Non è che mi fregasse molto di vivere un altro po’, che differenza vuoi che faccia, si aumenta le sofferenze e basta, ero già stanco,  solo che mi dispiaceva non avere mai dimostrato alla Franca i’ mi amore, perché io in fondo l’ho amata, l’ho tradita diverse volte, ma che ci posso fare mi piace il femminile, però alla fine qui con lei sono, le ho chiesto scusa le ho detto che è lei che ho amato di più. Lei si è fatta una grossa risata e mi ha detto che non gliene fregava niente di sapere chi è che ho amato di più. Ci sono rimasto un po’ male, ma l’ho capita è una donna ferita. La c’ha ragione.

La terza volta che ho visto Filippo era con un bastone in mezzo alla strada con un atteggiamento terribilmente emulatore del famoso gesto di Mosè, mi sono fermata e ho chiesto lui che cosa stesse facendo. Mi ha risposto che avrebbe tanto voluto essere un pastore, non che fare il ferroviere fosse male, ma fare il pastore doveva essere davvero divertente. Gli ho detto che sembrava Mosè, mi ha risposto che lui non avrebbe mai sacrificato suo figlio, gli ho detto che quello era Abramo, mi ha detto che è uguale. Gli ho ripetuto la mia iniziale domanda. Mi ha risposto che io come tutti avevo poca fantasia e che lui era lì in mezzo alla strada con il suo gregge, che sapeva che non c’era, e che questo non faceva nessuna differenza. Gli ho chiesto se fosse possibile spostare il gregge da un’altra parte perché dovevo andare a lavorare, mi ha risposto che era quello che stava cercando di fare ma che c’era una pecora testarda che non si voleva muovere e che lui non usava mezzi violenti contro gli animali, che addirittura da quando si era scoperto pastore era diventato vegetariano. Abbiamo aspettato insieme che la sua pecora decidesse di muoversi.

La quarta volta che ho visto Filippo era su un necrologio. C’erano scritte tutte le cose serie che la situazione prevede e poi tra parentesi le parole con cui salutava l’umanità State tranquilli non mi ha ucciso la prostata. Amate in libertà, Dio non punisce chi ama. Ho ottantasei anni non ottantaquattro.

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10 pensieri su “Il lieto fine

  1. aaahhhh.. che bello questo racconto, Faty, pieno di humour e di dolcezza. E poi penso a quante poche volte trovo il tempo per chiacchierare anche con mio suocero…. beh… brava…. posso farlo girare? come tuo, ovviamente…

  2. Mi piace molto questa dolcezza… e questo humor così educato… Mi ha emozionato onestamente e pensa non sia facile riuscire a farlo con poche righe… quindi vedi di abbandonare i tuoi progetti di non-scrittura.

    Brava.

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