E’ sempre martedì.

Il lunedì tutti iniziano la dieta, io sono un tipo originale e il martedì inizio la mia vita da vegetariano. Tutti i martedì da due anni circa, da quando cioè ho visto per la prima volta un documentario di Alberto Angela sul trattamento dei polli negli allevamenti. E’ terribile quello che fanno ai polli.

Il martedì, di prima mattina, la mia grassa madre scende le scale piano piano, conversa abilmente con il suo tono di voce da rave party con la signora che pulisce le scale, racconta, a lei e a tutto il condominio, della puntata del lunedì di cento vetrine (ché lei poverina non lo può guardare perché lavora a quell’ora il lunedì, è beneficenza tenerla aggiornata), prende la macchina, va al supermercato, litiga con la signora Cioni, prende il numero uno del reparto gastronomia, e compra il prosciutto crudo che piace a me.

 E io smetto all’incirca alle dieci del mattino di essere vegetariano, e ci riprovo il martedì dopo.

Non so perché mia madre ci tenga tanto al mio essere carnivoro, e perché non accetta l’idea che voglio mangiare spinaci e barbabietole. Dice che sono cose da gente della televisione un po’ effeminata. Poi mi parla sempre di un’intervista di Anna Oxa,  di come Anna è vege quello che voglio diventare io e che non ha tutte le rotelle apposto -l’ha detto anche Barbara D’Urso- poi mi racconta della triste infanzia di Anna e mi dice che io non ho avuto una triste infanzia, perché lei e il babbo non mi hanno fatto mancare niente, quindi non c’è bisogno che diventi come quei tipi della televisione un po’ effeminati.

Io la ascolto, ma non capisco mai.

Lunedì scorso, che poi è ieri, dopo avere visto per l’ennesima volta cosa fanno ai poveri animali nei mattatoi, ho finalmente posto a mia madre un aut aut.

“Mamma se mi compri il prosciutto domani, ti giuro, ma ti giuro davvero, ma davvero davvero, che vado via di casa.”

Ero titubante nell’esprimerle questa mia condicio sine qua non, pensavo che la prendesse malissimo, pensavo di ferirla, me la immaginavo rotolare per terra dal dolore mentre mi implorava di restare, di rimanere accanto a lei, e di mangiarci insieme prosciutto e melone tutta la vita (anche fuori stagione, anche i meloni da laboratorio!) e invece…

“Era l’ora amore… Finalmente sei pronto per fare questo passo. Ora inizierai a camminare con le tue gambe. Io non ho mai voluto metterti fretta, ma insomma hai l’età giusta ormai. Bravo amore di mamma. Ci sei arrivato anche tu… glielo avevo detto al tuo babbo che doveva solo aspettare un po’, che sei un po’ lento, ma ci arrivi sempre alla fine, l’importante è questo.”

Baci, carezze, abbracci, baci.

Pensavo che fosse per lei un piacere essere la prima cliente in assoluto della coop di Vicchio il martedì mattina, pensavo che fosse per lei motivo di gloria battere sempre la signora Cioni che tentava di toglierle il primato da “prima cliente”, e avere sempre lei il numero uno del reparto gastronomia, pensavo che le desse una certa soddisfazione portare al suo unico figlio il suo prosciutto preferito ed evitare così che diventasse un tipo della televisione un po’ effeminato, pensavo che ci fosse in lei una materna preoccupazione per la quantità di ferro nel mio sangue e invece…

“Gliel’ho detto al tu babbo: guarda basta fare in modo di non fargli fare le cose che vuole fare… prima o poi capirà, non è mica scemo, non si può mica mandare via i figli di casa… poi ci tocca andare dalla Signora De Filippi per fare pace, con lui e sua moglie, che poi quasi sempre, tu lo sai, sono delle troie le mogli dei figli… Basta avere pazienza. Hai visto? Avevo ragione io. Ora glielo dico al tuo babbo. Chissà come sarà contento! Bastava un po’ di pazienza… Con chi vai a vivere? Bello di mamma tua… vieni qui…”

Baci, carezze, abbracci, baci.

Quindi il martedì, che poi sarebbe oggi, ha seguito il rituale del martedì, solo un po’ più pomposo,-è un giorno importante-ha detto ,ed è andata alla coop, non prima però di avere raccontato alla signora delle pulizie e a tutto il condominio la puntata del lunedì di cento vetrine. Per festeggiare il lieto evento ha comprato, prosciutto cotto, crudo e anche quello di Parma, quello della pubblicità, salamini vari, carne di tutti i tipi e succulente bistecche fiorentine.

“Amore, hai sempre voluto iniziare il tuo vegetismo di martedì, e invece è il mercoledì il giorno giusto. Da domani sarai come i tipi effeminati dalla televisione, un po’ mi piange il cuore, potevi andare via di casa senza trasformarti in un vegetario gay, ma l’importante è che tu vada via, noi ti accetteremo per come sei, però tu non lo dire molto in giro, il tu babbo si vergogna di dire che ha il figlio effeminatovegetario.

Io te l’ho sempre detto, il martedì porta male, mai iniziare le cose di martedì. Ricordatelo, mamma. Pensa, anche tu sei nato di martedì…”

Baci, carezze, abbracci, baci.

 Ride. Molto.

“ Lo dice anche il proverbio. Com’è che faceva? Né di Venere né di Marte ci si sposa o si parte. Ha già detto tutto l’antenato… sapevano già tutto. Ma vai a vivere con altri vegetari gay?”

A cena abbiamo fatto le cose che facciamo sempre, ma con molto più entusiasmo. Lei, sorda inconsapevole ma furba, tiene alto il volume della televisione per ricordare ai “tanti” ladri che vengono a fare visita al nostro misero palazzo che c’è gente in casa, ma soprattutto perché c’è l‘Eredità di Carlo Conti, un momento clou della giornata che non possiamo perderci non solo noi, gente di casa, ma anche i vicini. In particolare negli ultimi dieci minuti, quelli della ghigliottina in casa nostra vige il silenzio assoluto,  ascoltiamo la voce di Carlo e del suo concorrente di turno e meditiamo tutti in religioso silenzio. Lei è sempre concentratissima, fissa lo schermo, guarda con intensità le parole dentro i riquadri arancioni, e cerca  di capire qual è la parola vincente. Non la trova mai, io lo so che per lei è una somma delusione non trovare mai la parola della ghigliottina, è come se le ghigliottinassero l’autostima ogni volta che scade il minuto e  non le viene in mente niente. Leggo la delusione nei suoi occhi e nella frase che accompagna sempre la sigla finale “se avessi studiato di più a quest’ora l’avrei trovata”.

Eppure la parola di oggi era facile, era vegetariano. Mi sono indicato più volte, ma non ha voluto guardarmi.

“Vegetario la potevo trovare anche senza studiare.
Hai visto? Che ti avevo detto? Essere vegetari è proprio una cosa da gente della televisione. Non conosco nessuno che non sia della televisione che sia vegetario.”

Poi è iniziato il TG, ha abbassato il volume, lo fa sempre, ché i ladri non lavorano all’ora del TG, chissà perché, e poi tutte quelle brutte notizie le fanno venire il magone, interessano solo al babbo che è una persona triste. Ha chiamato tutta la rubrica telefonica: zie, amiche, zii, sconosciuti, le mie ex fidanzate, quella del gas e anche quello della Telecom.

“Eh via, anche il mio bambino se ne va… che vuoi farci sono grandi ormai… no ma io sono contenta… è giusto, è la sua vita… deve camminare da solo… sì più comodo certo… ma guarda Firenze è vicina… non va mica in Australia…”

 Ora sono seduto sul divano con le gambe appoggiate sul tavolo, sarò nella stessa posizione anche domani, e mangerò carne anche domani perché è avanzata un sacco di roba, lei mi guarderà sorpresa ma non troppo, delusa ma nemmeno tanto, poi si metterà accanto a me, mi dirà di buttare giù le gambe, alzerà il volume della televisione e sentenzierà.

“Non diventerai mai un vegetario amore, lo sai? Nemmeno di mercoledì. Tu non sei come la gente della televisione,  loro vanno tutti via di casa a sedici anni, anche Anna Oxa.”

E io metterò giù i piedi. Metto sempre giù i piedi.

2 pensieri su “E’ sempre martedì.

  1. Ciò mi ricorda un film francese, che si chiama «Tanguy» o qualcosa del genere, molto divertente. Ma soprattutto intelligentemente ironico.
    Quando sono “diventato” vegetariano, non ho tollerato ingerenze da nessuno, ben poco importava il proverbio superstizioso «né di venere né di marte, ci si sposa né si parte, né si dà inizio all’arte»… Mi cominciai a far da mangiare da solo.
    Il racconto è veramente scorrevole e godibilissimo.

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