Di come mi sono ricordata che domani potrei morire

Sono seduta su una sedia verde che mi inquieta, le mie mani, il mio portatile, e la mia birra sono sopra un tavolo bianco un po’ sporco, ma è tardi, e tutto è sporco quando è tardi.

 Mi rasserena questa visione di me, le mie mani che evitano il bianco violentato da chissà quale bevanda, da chissà quali mani e storie e battibecchi. E’ una macchia appiccicosa, sa di amori turbati e controversi. Sa di travaglio.

Accanto a me parte sterile la furia distruttiva di parole vane. Anche qui. Adesso che è tardi, adesso che io sto violando a mia volta la macchia appiccicosa, adesso che ne sto carpendo i segreti, adesso che il mio bicchiere è semivuoto, adesso che non ne ho voglia, che vorrei solo leggere una poesia e ascoltare una canzone degli Archive, adesso che ho finito anche l’ultima sigaretta, adesso che è veramente tardi.

Parlano di rivoluzioni, di cambiare le cose, di politici corrotti, di assenza di pensiero e assenza di progetti. Io penso che sia tutto vero, per mostrarmi attiva annuisco con forza e convinzione.
Penso per un attimo che dire che non ci sono idee e progetti non vuole dire avere idee e progetti.
Dicono che devono cambiare le persone, che la gente è stanca e non ne può più. Anche questa non mi sembra un’idea, ma non ne ho una migliore. Quindi annuisco, ma con meno foga.
Dicono che se ne devono andare tutti a casa, che è arrivato il momento della rivoluzione.
Penso che questa cosa sia commuovente e veramente toooop, poi però mi ricordo di quella volta poco divertente in cui pensai che chiamano rivoluzione i cambi di nomenclatura, che chiamano rivoluzione la sostituzione, sostituire il presente con un presente-diverso-ma-nemmeno-poi-tanto. Penso all’atto di fede che devono fare i più verso il presente-diverso-ma-nemmeno-poi-tanto.  Penso agli atti di fede, al potersi fidare, a quanto non si aspetti altro. Mi intorto e smetto di annuire.
Poi penso che in realtà mi annoia così tanto tutto ciò, che non può essere veramente importante.

E mi prendono i sensi di colpa perché io vorrei solo ascoltare una canzone degli XX e ballarla allo sfinimento per sollevare il mondo. Avere quella sensazione lì, per qualche istante, pensare di stare sollevando il mondo. E invece mi dicono che il mondo ci sta schiacciando, e io lo so che hanno ragione, ma è un concetto così banale, che mi annoia così tanto…

E mi prendono i sensi di colpa perché smetto di ascoltare, perché vorrei solo bellezza e poesia. Perché penso che la mia vita è troppo corta e troppo insignificante perché io la debba passare a parlare dei processi di non-mi-ricordo-chi e di Calderoli. Poi un dubbio mi travolge: come può essere importante Calderoli?

E mi prendono i sensi di colpa perché so che è sbagliato, che è stupido, che è superficiale.

Poi mi domando perché è importante tutto ciò, perché lo dovrebbe essere per me, perché è sbagliato che a me mi annoi, e perché non si può dire “a me mi” se “a me mi” è così bello e suona così bene.  E non so come, non so perché, ma ho come la sensazione di essermi dimenticata la risposta, come quella volta che dissi a mia nonna che le dovevo dire una cosa che non mi ricordavo e lei mi disse che questo succede solo con le cose non importanti.

E mi prendono i sensi di colpa perché mi sembrano tutte parole vuote. E perché sono troppo insignificante perché possano assumere un significato. E mi sento così stupida perché non mi ricordo perché Calderoli è così importante e perché dovrei pensarci tanto.

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16 pensieri su “Di come mi sono ricordata che domani potrei morire

  1. Insomma tu dici: chi ce lo fa fare? Perché faticare inutilmente se tanto la mia fatica non produrrà risultati?
    Non è un’ottica un po’, come dire,basata un po’ troppo sul qui e adesso?

    1. Beh sì. In particolare non mi ricordo per quale assurdo motivo ci (mi) siamo (sono) messa in testa che dobbiamo cambiare il mondo. E soprattutto perché? Per chi?

      Alla favoletta dei posteri io credo pochino.

  2. e voglio aggiungere che di solito le anime rivoluzionarie e quelle tendenti alla religiosità non sono molto diverse tra di loro, anzi un’idea… combattere per un’idea l’idea che è sopra a tutto, senza verificare prima la veridicità dell’idea stessa. Io vedo una buona dose di solitudine, e incapacità di gestire il nulla che è adesso e ora come dici tu, ed l’unica cosa reale il resto sono congetture vane per provare a sentire meno il peso della propia inutilità, noi figli dell’epoca produttiva non riusciamo a capacitarci del fatto che non abbiamo alcun fine e scopo perché non c’è alcun fine e scopo che sia alto e nobiile o più alto e più nobile noi che lottiamo contro il sistema produrre-consumare-produrre-consumare siamo i primi ad alimentarlo con questi propisiti pseudorivoluzionari privi di contenuti. fuck

    scrivi il post su v per vendetta che sono curioso, ciao scusa lo sfogo ma hanno rotte le ….

  3. Il vero dramma, che secondo me basterebbe capire questo per accendere una rivoluzione (meglio se noiosa che violenta, ma pur sempre rivoluzione, e cioè partecipata da tutta la gente), è che un insignificante ed ignorante – quantomeno sul piano umano – soggetto come Calderoli, e stato reso importante dall’inettitudine criminale di cotanta classe politica. Se ci fosse stata gente responsabile a far politica, lui e tanti suoi simili, a prescindere dal colore politico, sarebbero stati cacciati a calci nel sedere ancor prima di aver avuto modo di fare il benché minimo passo in politica.
    Grazie a costoro, ora, abbiamo un lavoro immane di risveglio delle coscienze che è affidato ad ognuno di noi; ciascuno è indispensabile per attuare un cambiamento reale, anche se ci vorranno due secoli (speriamo di no!), per consegnare un mondo diverso ai nostri pronipoti, a chi verrà.
    Il tuo post è bellissimo.

  4. A molti, in un certo momento della propria vita, arriva l’illuminazione sul fatto che “si deve cambiare il mondo”. Ad alcuni, dopo un poco, se ne affianca un’altra, sul fatto che usare termini impersonali e astratti (“si deve”) è un po sciocco, e ricorda molto l’uso dei verbi meteorologici (“piove..”) o le tautologie da bar (“se tutti fossero meno egoisti, la gente sarebbe un po’ più disponibile verso il prossimo”). Se ciò è avvenuto anche a te, hai fatto un altro passo verso un sano cinismo Zen.
    E ora, una goccia di solipsismo: se smetti di pensare a Calderoli, questo scompare. Per la miseria, stiamo parlando di Calderoli!

  5. Ecco. Io in tanti momenti mi sento esattamente come ti sei sentita tu (lo so, non ci conosciamo e arrivo qui per la prima volta). Ma proprio in quel modo lì con tutti i sensi di colpa possibili e immaginabili.
    Oggi leggendo il tuo post io non ti ho trovato per niente “stupida”… Ma neanche un po’.
    Allora mi sono detta: se io la penso come lei o non siamo per niente stupide oppure… oppure forse un po’ sì ma per lo meno abbiamo il coraggio di ammettere che ci siamo rotte le scatole di questa noia mortale. Perché la vita è talmente breve… (giuro che non sono qualunquista…)

  6. Sensi di colpa…a volte…anch’io. Ma proprio non ce la faccio. A starli a sentire, a cercare di capire, a convincermi che si deve. Per cosa? Che ormai tutto è deciso, oltre la nostra volontà…Sta cominciando ed avanza a grandi passi, la conclusione di ciò che abbiamo voluto …Non credo si possa porre rimedio. E mi aggrappo ad un mondo che c’è e aspetto…sperando in fondo di sbagliare…Questo è tutto ciò che rimane.

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