Pesci, gli acquari e la fame.

Il mondo che vedo io comunica atrocità. E’ un mondo infermo, cinico e indifferente che parla un linguaggio crudele e violento.  Non sto parlando in questo momento dei bambini in Africa,  delle guerre e delle Ingiustizie, cose per le quali non dovremmo dormire la notte, ma che riusciamo eroicamente a sopportare ingozzandoci di cibo, coca-cola e rapporti vuoti; sto parlando di quello che succede a casa mia più o meno, parlo di rapporti, rapporti umani, sempre più in preda alla barbarie dell’indifferenza, all’universale non curanza dell’altro, e al linguaggio della crudeltà che tutto permea. Parlo di questa lotta infima in cui siamo tutti sempre più ingaggiati, sempre più  animalescamente, di questa nostra guerra atroce e silente per la sopravvivenza.

Quella dell’agenzia mi ha chiamato oggi, mi ha chiesto di presentarmi al colloquio puntuale anzi arrivare anche un po’ prima, un’oretta- tanto non hai niente da fare-mi ha detto , mi ha chiesto di essere sorridente di stringere forte la mano e di non smettere mai di guardare dritto negli occhi colui che mi avrebbe fatto il colloquio. Mi ha detto che il pesce grosso mangia quello piccolo e che mi meritava essere un pesce grosso; che di gente come me ce n’era tanta, e che bisognava dimostrare di essere i migliori. Mi sono presentato in giacca e cravatta un’ora prima come le persone tristi.

Eravamo in due. La ragazza era carina, e mi piaceva. Dovevano averlo detto anche a lei il segreto della stretta di mano, me l’ha stritolata. Ha fatto di tutto per mettermi in ridicolo, era acida e il suo linguaggio comunicava crudeltà. Avrei voluto citarle Nietzsche “Che cos’è per te la cosa più umana? Risparmiare vergogna a qualcuno.” ma non mi è sembrato il caso. Avrei voluto dirle che sono anche io come lei, che avrei pianto, ma il suo sguardo era violento e se le avessero chiesto di picchiarmi lo avrebbe fatto e ne ho avuto paura. Finito il colloquio mi ha detto che il pesce grosso mangia quello piccolo, è così che funziona il mondo purtroppo, e che lei aveva fame. L’ho capita in fondo. Ho pensato che mi potevo permettere ancora il lusso di essere diverso, di essere sopra a questo linguaggio, di essere bello perché io in fondo tanta fame non ce l’ho, e un po’ mi è dispiaciuto per lei che è così affamata.

Trovo  atroce tutto ciò. E’ violento e crudele e disumano dovere scegliere tra l’essere un pesce grosso o un pesce piccolo. E’ crudele trasformare le belle ragazze in persone brutte dallo sguardo cattivo.  Trovo atroce dovere essere un pesce grosso, ottuso, insensibile e malvagio per potere sopravvivere. Trovo atroce la competizione e la selezione naturale, speravo che almeno fosse più intelligente e che selezionasse cose diverse, speravo che l’umanità ne prendesse le distanze in qualche modo, speravo che ci allontanassimo dallo stato brado e che sviluppassimo esigenze primarie diverse da quelle primitive. Trovo atroci gli abusi di potere e il servilismo, e il dovere tacere e sorridere sempre per potere sopravvivere.

3 pensieri su “Pesci, gli acquari e la fame.

    1. Non so cosa dire. Sto leggendo da un telefono aspetterò di essere davanti ad un PC per leggere il prossimo e non rischiare di fare indigestione.

      Nell’ultimo periodo ho fatto pensieri impuri sui pesci grossi; controllati comunque.
      Sono naturali anche i pesci grossi…

      Il nome é una forma conseguente alla funzione (:p). Ci penso 🙂

  1. Anche io trovo atroce la strada che l’Umanità pare abbia scelto, e che è una strada sempre più distante dalla misura che serve per restare Umani. Un’atrocità auto-inflitta, che colpisce anche, soprattutto, chi ne vorrebbe prendere le distanze. Tradendo l’Ideale di Giustizia che ho nel cuore e nella mente. Ma menzogna e sopraffazione sono doti che da sempre anno contraddistinto gli esseri umani; una melma che ci sta divorando assieme all’intero ecosistema così come lo conosciamo, così come ci è necessario per vivere.

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