Motivi per cui è assolutamente necessario piangere #1

Il pianto di Elsa mi ha colpito molto e mi ha fatto pensare alle volte in cui ho pianto io. Non è che siano molte.  Ho pianto così tante poche volte che mi ricordo delle volte che mi ricordo di avere pianto i motivi per cui ho pianto.

Il primo pianto consapevole.

Avevo 8 anni. I miei cugini piangevano tutti, io stavo giocando con la mia BMX rossa, facevo certi numeri da paura quando mi accorsi di questo manifesto dolore collettivo. Andai dal mio cugino A, un po’ arrabbiata perché stavo provando un nuovo supernumero. Avevo una certa affinità con A, noi facevamo a gara a chi faceva i numeri più numeri con la BMX ( infatti per qualche secondo mi ricordo di avere pensato che A si era reso conto che  stavo per fare un meganumero e si era messo a piangere solo per distrarmi, ma non era così purtroppo), la mia BMX era bellissima la sua faceva un po’ cagare ma io gli prestavo spesso la mia perché mi dispiaceva essere così aristocratica mentre lui aveva una bici da poveraccio, e sono così buona che non mi sono nemmeno arrabbiata più di tanto quando me l’ha ammaccata tutta; insomma chiesi ad A perché stavano piangendo tutti e lui singhiozzando mi disse che non lo sapeva. Mi sembrò un gran motivo per cui piangere e mi sedetti vicino ad A e iniziai a piangere pure io.

  Mio padre, sorpreso anch’egli da questo pianto universale, venne da me e mi chiese perché stavo piangendo io alzai le spalle e continuai a far funzionare le mie ghiandole lacrimali. Egli, essendo che mi ha messo al mondo ed essendo che aveva cura della mia formazione, mi prese da parte e mi disse che non era normale piangere così senza motivo. Io, sentendomi  ferita nel mio orgoglio, gli risposi che un motivo c’era ed era il fatto che stava piangendo A, babbo se piange A ti sembra normale che io possa fare finta di niente, babbo? Eh, babbo? Lui, sentendosi messo alle strette mi chiese allora perché stava piangendo A. Io, che non mi faccio mai cogliere impreparata, risposi che stava piangendo perché piangeva O, e se piange O, babbo, ti sembra normale, babbo, che A possa fare finta di niente, babbo?  Eh, babbo? Allora lui mi chiese perché stava piangendo O e io gli risposi perché stava piangendo E, e che E era il più grande e aveva certamente un buon motivo per cui piangere, mi fidavo di E. Allora lui, sconfitto, atterrito dalla mia logica schiacciante, mi lasciò fare, io tornai a piangere e penso che sotto sotto un po’ abbia pianto pure lui.

(Avevo una maglia rossa con delle righe grigie.
Molto bella. )

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11 pensieri su “Motivi per cui è assolutamente necessario piangere #1

  1. io invece anche un po’ più giovane per evitare un bambino mi sono inforcato il manubrio sugli zebedei. non sono riuscito a piangere perchè mi erano arrivati in gola, e hanno dovuto fare la seconda discesa, come il Barbarossa. quando ho avuto il fegato di rimettere mano alla bici, ormai era ora di passarla a mio fratello; e anche lì non ho pianto. credo di essere un duro, magari aiutato dalle circostanze.

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