Piano, per favore. (Non piano lo strumento musicale, l’avverbio)

A me piacciono le cose lente -che dico?-lentissime.
Mi piacciono, per dire, i latte macchiati freddi che durano ore. Ci metto un’eternità a finire un bicchiere di vino, almeno che non sappia che se non fo veloce lo berranno altri al posto mio. (Io credo molto alla selezione darwiniana dell’ubriacone.) Quando mangio, pur non mangiando niente per problemi di stomaco ma soprattutto di salute mentale, sono l’ultima a finire. Quando partecipo a un incontro o guardo un film, di solito le persone attorno a me sanno rispondere alla domanda “eh, che te ne pare?”, io no.
Io devo tornare a casa, devo mettermi sulla scrivania, devo guardare fuori dalla finestra contare quante nuvole riesco a vedere senza spostare il busto, ma l’atlantide (sarebbe una vertebra del collo, è una di quelle cose che scrivo per fare vedere che so tutto-1) sì. Poi conto le sigarette che fuma quella che abita di fronte a me, conto le mie, e quante luci si accendono e quante si spengono. E i metri cubi d’acqua consumati da quelli del palazzo accanto. E quante macchine passano. E quante bici. Poi mi stanco e vado a letto.
Io non so pensare. Io odio la velocità. E’ per questo, credo, che volevo farmi monaca.

E’ come quando tu devi fare un viaggio, quando hai una meta, una destinazione, qualcosa da vedere o fare, qualcuno da incontrare, ecco in quel caso vai veloce, è giusto. Ma una meta io mica ce l’ho, ché la mia meta è il mio stancarmi,  la mia nausea. Io lo so, non mi piace, ma lo so. E allora a me piace andare piano.
(Anche se in macchina, in realtà, vado veloce. Perché so che ci metterò tanto a parcheggiare.)
Quindi io faccio tutto piano, in una maniera tale da irritare mia madre, che dice sempre che il gene della velocità l’ho preso da mio padre. E’ una cosa che dice per tutte le cose (mi piace molto dire cosa cose) negative che ho.
A volte, quando è buona, dà agli antenati di mio padre la colpa, e non a lui direttamente- ché poverino c’entra il giusto pure lui-dice. Anche se solitamente sostiene che lei mi ha fornito di un patrimonio genetico di tutto rispetto, e che ho fatto un po’ tutto da me poi. E io le dico “e c’hai ragione… i condizionamenti ambientali, un po’ di crossing over sbagliati e diventa tutto un macello” e lei diventa fiera di me e di come ho studiato la genetica a suo tempo.

A me la velocità fa venire la nausea, come quando questo inverno sono dovuta stare 48 ore in barca in alto mare perché c’era un vento così forte che non si riusciva ad ancorare, e a me non è che mi venisse da vomitare, io mi percepivo solo come vomito, e pensavo che i pesci non fossero altro che vomito muto.

Ecco io faccio coming out. Io odio Internet. Perché Internet è la cosa più veloce del mondo. Più dei neutrini, che volevano barare ma poi li hanno sgamati.
Internet mi fa girare la testa come 48 ore in alto mare per la quantità di informazioni che ricevo, quasi tutte sommarie, e non ho il tempo di rendermi conto che sono sommarie perché devo già aprire un nuovo link e pensare a una nuova cosa, farmi un’idea su quella e poi aprire un’altra finestra ancora.
Ecco, io odio Internet perché le persone curiose come me, nel preciso modo in cui sono curiosa io, Internet le uccide.

25 pensieri su “Piano, per favore. (Non piano lo strumento musicale, l’avverbio)

  1. E tu sei lenta anche nel capire l’elementare concetto internet=comunicazionedimassa= merda

    1. Ascolta anonimo non più anonimo, le tue semplificazioni mi fanno ridere soprattutto visto che è due sere di fila che tu sei qui. Tra un po’ aprirai un account su wordpress e poi sarà la fine…

      perché sei di nuovo qua? Ti interessa qualcosa? cosa ci trovi?

      1. ti rispondo solo se rispondi di là alle domande molto più interessanti… e comunque devo portarti sulla retta via svitata!😀

  2. i commenti a questo post mi stanno sfuggendo…. io non vedo commenti topino, probabilmente sono in attesa di moderazione quando vedrò le tue domande ti rispondo…

      1. Odio/amore. Ah, quante cose potremmo dire su questo binomio imperfetto.
        Ma non le diremo.
        Mi piacciono i lunatici, soprattutto perché non sono di questo pianeta.

  3. “mai come ora, l’umanita’ ha avuto accesso a cosi’ tante informazioni, e mai come ora ci ha capito cosi’ poco”
    Cara psyco, su internet hai proprio centrato il punto. Saranno le gocce o la mancanza di ombrelli, ma brava. Ci hai proprio preso.
    Il tizio nel video dice la stessa cosa (ma non è che vi telefonate voi due? :)) )ed altre ancora che merita sentire.
    Consiglio il video di seguito a chiunque e la parte dove parla della donna che produce ponchi in Bolivia è da urlo. Letteralmente.

    http://www.democracynow.org/embed/story/2010/11/26/chilean_economist_manfred_max_neef_on
    http://www.democracynow.org/2010/11/26/chilean_economist_manfred_max_neef_on

    P.S. ma quale nauesa, quando in barca c’è burrasca è il momento piu’ figo.

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