Cari tutti,

Ho preso molti altri treni dall’ultima volta che ho parlato di treni qui su +Sgen (350), il blog dal titolo più enigmatico del pianeta. E ho fatto anche molte cose. Ho incontrato molte persone. Ho sorriso molto, dio santo. Ho fatto un giro strafigo durante le mie vacanze. Ho fatto domande assurde, con gli occhi che luccicavano. Ma ancora non ho capito cosa ho capito. Ho letto molte storie, alcune ad alta voce, altre in silenzio. Tante altre mi hanno attraversata. Ho tradotto, letto, a volte provato a scrivere, poesie. E ho avuto molte volte paura, moltissime. E come uno struzzo ho infilato la mia testa sotto il cuscino. Ho giocato con le ombre. Ho giocato con me stessa, con il mio cuore, con il mio corpo. Corpo che mi ha abbandonato ancora, alla vigilia di un provino calcistico. Ho fumato, ho bevuto, ho smesso di fumare, ho ricominciato. Ho perso 5 chili e sono molto meno veloce adesso, ma in salita, in bici, vado meglio. Ho dormito, rannicchiata, su un letto troppo grande per essere il mio. E ne ho avuto paura e mi sono fatta sempre più piccola. Ho sentito il fischio dell’ultimo treno. E non l’ho preso. Ho sentito il silenzio e il deserto. E ancora lo sento. Ho detto “fine” per la prima volta in vita mia e ho tremato. E ancora tremo.   Ho anche compiuto gli anni, 25, come gli anni di Cristo meno 8 e, alla faccia di chi dice che il sistema sanitario nazionale non funziona, quelli dell’USL mi hanno mandato subito la letterina con l’invito a recarmi all’USL per effettuare il pap test. Questo mi ha fatto sentire il peso del mio tempo in maniera indicibile, e tutti ne ridono di questa cosa mentre io soffro, e adesso quando cammino mi sento la massa di un intero continente sopra la mia testa (non so quale continente) e sento di nuovo una incredibile vocazione alla morte (e mi canto sempre tra me e me quella canzone di De André che fa “camminavi fianco a fianco al tuo assassino”. Ho provato a rigiocare a scacchi con mio nonno, ma lui non ci vede più e allora abbiamo smesso di giocare. Mi è venuto da piangere e l’ho abbracciato lui ha pianto e mi ha detto “figlia mia, morirò e non ti vedrò sposata… cosa hai fatto in questi 25 anni?” e allora io ho riso.

18 pensieri su “Cari tutti,

  1. Il tempo passa per tutti, ma il fatto che non ti sia sposata non vuol dire per questo che tu non abbia fatto niente…. L’importante è che tu stia bene con te stessa…..il resto verrà da sè, sei giovanissima!!!!🙂

  2. Sei dimagrita 5kg, hai compiuti gli anni, ha tentato di giocare a scacchi con un cieco, sei single, cosa desideri di più dalla vita? Un nuovo treno? No, lo perdersti anche questo.
    Un saluto

  3. “Ho tradotto, letto, a volte provato a scrivere, poesie.”
    Se l’hai messa lì apposta, la virgola sbagliata prima di “poesie” , sappi che è bellissima.

  4. Non ci sfugge nulla e tutto scappa via ugualmente. Volevo dirtelo, salutarti, volevo fare troppe cose e resto invece qui sulla soglia delle cose che scrivi.

  5. Dei delitti e delle pene: Cesare Beccaria, nel lontano 1764 s’era dunque sbagliato, il vero tormento è nell’essere Fatjona oggi, adesso.
    La cosa più giusta (o corretta) da dire è che non c’è niente che si possa dire se non qualche scempiaggine come quelle che seguono qui sotto..
    E neanche è bello dire quanto ci si possa riconoscere dei dubbi, nelle reminiscenze, nelle angosce paraletterarie (o paraletterabili) della narrazione di sé in viaggio visti i 35 anni di separazione, così come i due estremi di una molla tesa, anche in caso di rilascio, saranno sempre distanti nell’esperienza vissuta, pur appartenendo alla stessa molla. Che possiamo tirare e rilasciare ma sempre rimane uguale a se stessa, una spirale che conduce ai suoi estremi al di là della funzione per la quale è costruita. Perciò non ho niente da dire che già non sai o saprai più avanti.
    Ed è solo in una piccola serie di echi che ci si può ricordare qualcosa, chi lancia il sasso e chi lo riceverà o ne udirà solo il tonfo.
    Eppure avevi avanti il risultato del dopo. Tuo nonno e gli scacchi. L’origine e la metafora Bergmaniana del “Settimo sigillo”.
    Se ti dicessi che molte cose che hai scritto mi ricordano qualcosa non cambierebbe niente e niente cambierebbe se ti lasciassi qualche appunto sul quale riflettere. Penso che l’esperienza sia unicamente personale e perciò non cedibile ad altri e forse nemmeno narrabile.
    Se posso dirlo, se mi è consentito, il tuo consegnarti alle parole che scrivi può generare, oltre a sentimenti di solidarietà impersonale e qualche vaga nostalgia, anche la consapevolezza d’aver superato tutto ciò con altri tormenti e grandi ampi spazi di creatività.
    Avere 25 anni oggi non è come averli avuti 35 anni fa per cui non ho proprio niente da dire ma solo da riflettere e passarti se possibile, un augurio di viaggio, di buon viaggio comunque sia.
    Posso farteli questi inutili irrilevanti auguri?
    Che i tuoi telomeri ti siano favorevoli per lunga vita e prosperità.
    Divertiti, sogna e sorridi perché ciò è possibile malgrado tutto.

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