Ciao e grazie di tutto il balsamo.

Ieri, fatalmente, mi hanno fatto un dono. Io l’ho guardato, l’ho toccato, l’ho girato, l’ho aperto. Ho sorriso e mi sono detta che tutti perdono qualcosa. Tutti perdono qualcosa, ho detto poi ad alta voce. Il donatore è rimasto un attimo perplesso, come i donatori di sangue. Un po’ pallido.

(Ci tengo a precisare, per coloro che avessero voglia di donarmi qualcosa in futuro, che non è che sono sempre così spiritata e non è che è così che ringrazio.)

 Ho sviluppato nei nanosecondi successivi una teoria psicopoliticoeconomicofilosofica detta gli archetipi di Fatjona, che parte dalla domanda “Cosa hai perso?” e, dalla risposta a questa, costruisce un mondo.

 Non posso darvi in anteprima i dettagli di questa mia nuova e rivoluzionaria teoria perché conto di farci un sacco di soldi. Ma una cosa ve la posso dire (premio fedeltà): primo archetipo, colui che perde il pelo.

 Io non credo alla fuga. (e nemmeno alla foga, ma questa è un’altra storia.) Persino il punto di fuga mi ha sempre dato un po’ di problemi, ché io sta cosa della prospettiva, in realtà, non l’ho mai capita in tutto questo tempo, e di Leon Battista Alberti* mi piace soprattutto il nome: Leon Battista, mon Dieu.

 Ciò che è inchioda, credo. E’ un inchiodare tipo Gesù. E Gesù, per quanto fosse magico, non fuggì con la sua croce. Perché la croce, a sua volta, inchioda. E anche la terra inchioda.

 Io credo ai chiodi dunque, non alla fuga. E’ perciò che me ne vado.

*Leon Battista ha scritto questa cosa che si chiama De Pictura nella quale egli, proprio lui, fa la prima trattazione teorica del punto di fuga. Non è che sono scema, è che ho le sinapsi che viaggiano a velocità supersoniche.

8 pensieri su “Ciao e grazie di tutto il balsamo.

  1. Criptica. Hai la valigia pronta?
    I punti di fuga se non li usi la prospettiva non riesce, che è anche una bella metafora… il nostro spazio e abitato da piani infiniti che si inseguono, si sopravvongono, si intersecano oppure mai si incontrano e anche ciò è una bella matafora…la geometria descrittiva non mente… mon Dieu! In questo casino è facile perdere qualcosa o anche dimenticarsene. Sono stata abbastanza criptica pure me?

  2. Caro il mio pesce che non fai altro che nuotare tornare e andartene. che ti fai toccare per un po’ poi scappi via e ti inabissi. caro il mio pesce che ti dimeni così.

  3. Leon Battista Alberti paragonò, nel suo libro “De pictura” (1435), una sezione verticale della piramide visiva a una finestra:

    Qui solo… dirò quello che fo io quando dipingo. Principio, dove io debbo dipingere scrivo uno quadrangolo di retti
    angoli quanto grande io voglio, al quale reputo essere una finestra aperta per donde io miri quello che quivi sarà
    dipinto…

    Non si tardò a scoprire che la finestra teorizzata dall’Alberti poteva diventare realtà….
    Nel 1525 Albrecht Durer illustrò l’uso di tale espediente nella ritrattistica, e notò che era “utile per tutti coloro che vogliono fare il ritratto di qualcosa, ma non ne sono sicuri”.

  4. Quando iniziai a legiferare anch’io ero dell’idea di star costruendo un nuovo mondo chei avrebbe posto all’estremo superiore della catena di comando. Ma non voglio fare paragoni, io di prospettive non ci ho mai capito niente.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...