Motivi per cui è assolutamente necessario piangere #6

Qui i motivi per cui piangere #1, #2, #3, #4, #5

Non mi è mai piaciuto il numero 6. E’ un numero perfetto, lo so. Personalmente non ho niente contro la perfezione, ma sono antipatie viscerali.

Mio nonno, quando ancora camminava, zoppicava, dopo avere finito di fare le sue cose si sedeva insieme a suo fratello su una seggiola quasi rotta, sul ciglio della strada. La strada è grande, è la strada principale della città, ci passano tutti almeno una volta al giorno, e proprio lì c’era la casa di mio nonno. Che ora non c’è più. La casa e anche mio nonno.

Se ne stavano così per ore, sceglievano ciascuno un colore e contavano quante automobili di quel colore passavano di lì. E aspettavano che tramontasse il sole. A volte litigavano perché le questioni cromatiche non sono mai così nette e, in particolare, mio nonno credo soffrisse un po’ di daltonismo. Un daltonismo tutto suo.

Una volta, quando non c’era di meglio da fare, ed era strano che non ci fosse di meglio da fare, l’ho fatto anche io. A me hanno dato da contare le auto rosa, ché io non sapevo ancora contare tanto bene. Ero molto fiera di potere partecipare al gioco, anche se il rosa non mi è mai piaciuto come colore. Mi sono seduta accanto a questi due grandi vecchi, su una sedia più piccola che era la mia sedia personale, costruita dalle mani del mio babbo personale. Era noioso, però. Mi sono sporcata le scarpe in un modo indelebile giocando con la polvere, tanto era noioso dovere aspettare un’auto rosa. E sulle mie mani a ben guardare, secondo me, c’è ancora traccia dei disegni che facevo per terra mentre aspettavo l’auto rosa.

 Non arrivò mai e io mi arrabbiai. E, non mi guardai allo specchio, ma sono sicura di avere fatto la stessa faccia che faccio ora quando sono arrabbiata e un po’ delusa e un po’ sconfortata. Ho corrucciato le sopracciglia e poi le labbra, e mi si sono riempiti gli occhi di lacrime e le ho fermate stringendo forte i pugni, ché non si piange quando si è arrabbiati, dice nonna.

 Così, io adesso sono qui che aspetto. Sono passati circa vent’anni e io ancora conto quando aspetto. Io detesto aspettare. Faccio disegni con i piedi. Scrivo sui fogli. Mi agito. Mi alzo, cammino. Mi siedo su sedie scomode, che non sono costruite dalle mani personali del mio personalissimo babbo. Mi rialzo. Conto quante persone senza capelli passano di qui. E a quanti tremano le mani. Conto quante lampade accese ci sono, e mi chiedo perché mi sembra tutto così buio, se qui ci sono tutte queste lampade accese.

Io ancora non ho allenato il mio cuore all’attesa, soprattutto di cose che non dipendono da me. Così, ancora, stringo forte i pugni e cerco di ricordarmi che non si piange quando si è arrabbiati.

12 pensieri su “Motivi per cui è assolutamente necessario piangere #6

  1. e aridaje con l’attesa…anch’io conto ma non solo quando aspetto, ma a volte anche quando sto facendo qualcosa che non mi piace, che poi c’è dell’attesa anche quando fai qualcosa che non ti piace perché non vedi l’ora che finisca…ma do uno stop… perché questo è il tuo blog mica il mio🙂 ah aggiungo solo che quando sono arrabbiata ripeto in modo psicotico una stessa parola per non piangere…ma non riesce bene proverò con i pugni stretti! :*

  2. Ma che dolcezza questo post, ho ricordato per un attimo il mio, di nonno. E che bellezza aver scoperto questo blog, appena ho un po’ di tempo lo visiterò meglio.🙂

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