La media gol di Ronaldo e Giotto

Oggi mi sono svegliata prestissimo, all’alba, quasi come mio padre, e mi sono messa a leggere. Poi è suonata la sveglia e mi sono preparata per uscire, poi ho preso il treno, quello dopo, ché quello prima l’ho perso. Sul treno ho letto, scesa dal treno ho continuato a leggere, arrivata in biblioteca ho letto di nuovo.

Poi ho preso il cellulare e sono entrata prima su twitter e poi su facebook. Mi sono annoiata mortalmente e sono ritornata a leggere.

Ho pensato al perché mi piaccia così tanto. Se è un diversivo. Se è il mio modo di divertirmi. Se è perché a volte ho dentro di me così tante cose che ho bisogno di qualcuno che mi prenda per mano e mi dica “Okay Fatjona, un passo alla volta. Ora seguimi”.

E’ una domanda che mi turba da un po’. Soprattutto quando penso a come ho iniziato a leggere: era una storia di lupi, che leggevo con il mio babbo quando tornava a casa dal lavoro e mi prendeva in braccio e apriva questo libro blu con un lupo bianco disegnato in copertina. Soprattutto quando penso a come qualche tempo dopo, quando potevo leggere da sola, mi chiedeva ogni giorno cosa avessi letto e a me capitava delle giornate di non leggere niente perché avevo da fare le acrobazie in bici, o col pallone o guardare Solletico, o che so e diventavo tutta rossa e con fatica dicevo “nulla”. E il mio papà mi prendeva in braccio e mi diceva “male. Così non hai scoperto niente.” e allora io gli raccontavo la mia giornata e gli facevo capire che qualcosa avevo scoperto eccome, tipo che la media gol di Ronaldo era di 0,87 a partita. E lui rideva.

Oggi penso di avere un po’ capito: non mi basta il mio mondo.

 E non sto parlando di una cosa tipo che tu scopri leggendo un libro cinese cosa mangiano i cinesi a colazione e dici “wow, che figo.” né di una cosa tipo che tu leggi come se la spassavano i russi a San Pietroburgo nell’ottocento e dici “wowowowo, in fondo non è cambiato niente”. Sto parlando del fatto che il mio modo di affrontare il mondo delle cose, il mio mondo, gli altri mondi è piatto e spesso rischia di essere senza profondità, di vedere solo una parte, molto prospettica, molto piccola. Sto parlando del fatto che, nonostante io sia logorroica e parli persino con i pali della luce, è difficile che trovi qualcuno che abbia una visione che scombussoli la mia, perché viviamo le stesse cose, perché abbiamo gli stessi strumenti, perché a certe cose non si pensa, perché si dà tutto come un dato acquisito, che è così, che è solo così. Perché per me abbiamo gli occhi infangati.  Come chi è dentro alle sabbie mobili da un po’. E che vuoi che pensi chi è dentro alle sabbie mobili, senza rendersene nemmeno conto? La lettura per me è ricerca.

Ricerca di una verità. Ricerca di me, scoperta di me, diventare me. Amplifica il mio tempo, dilata il mio pensiero, mi dà profondità, è l’unico modo di guardarmi allo specchio in 3D. E’ attraverso il pensiero altrui, il mondo altrui, queste prospettive diverse di chi prova a scoprire un po’ gli occhi, che io riesco (molto poco) ad aprire (molto poco) i miei.

Oggi per esempio mi sono ricordata di questo:

 “Il pellegrino dimentica a volte di avere gambe per camminare.
Dimentica che non è la strada a scorrergli sotto i piedi, ma che è la sua mente a proiettarsi verso l’orizzonte. ”

 E’ il vangelo di Maria Maddalena.

10 pensieri su “La media gol di Ronaldo e Giotto

      1. Davvero?

        Divorare la coscienza e l’incoscienza altrui per poi sputarne gli avanzi è forse analogo ad indagarsi in coscienza ed incoscienza per selezionare o trovare nuovi sviluppi? In ogni caso gli argomenti passano attraverso i nostri filtri? Indagando la categorizzazione della realtà altrui riusciamo a camminare oppure solamente nominiamo quello che era informe sulla scrivania?

        Diventare te corrisponde a limare via il “non te”?

      2. No. Intuisco una cosa profondamente diversa. E quello che dicevo qui è una cosa profondamente diversa.

        Sui filtri: sì.

        Proverò a spiegarlo meglio.

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