L’incredibile storia di Qu, che non è un rivoluzionario turco. Anzi.

In preda alle terribili angosce dell’insonnia, che non mi consente, da tempo ormai, di risvegliarmi e ri-creare il mio mondo, ma mi lascia guardare sempre lo stesso microcosmo, per giunta annebbiato, senza chiudere mai veramente una giornata e senza iniziarne mai veramente una nuova; e in preda alle terribili emicranie, che mi avviliscono dalla tenera età e di cui il lettore già sa, avrei potuto passare il mio tempo contando le pecore, ma qui a Firenze scarseggiano, oppure immaginandomi una nuova pubblicità di “olio cuore” con Matteo Renzi come protagonista, invece ho voluto pensare alla vita del nonno del nonno del nonno di mio nonno.

Ho iniziato così a chiedermi in che anno fossi finita. Prima però ho dovuto scegliere uno dei due nonni e ho scelto quello vivo, ché non volevo appesantire l’atmosfera con ricordi tristi. E’ nato, quello ancora vivo, nel milledovecentoventiqualcosa, nessuno sa di preciso quanti anni abbia, e lui è circa una decina di anni che dice di averne 80, quindi suo padre sarà nato presumibilmente nel milleottocentonovantaqualcosa, quindi il padre di suo padre nel milleottocentosettantaqualcosa, dunque il padre di suo nonno nel milleottocentocinquantaqualcosa, ed eccoci che siamo nel milleottocentotrentaqualcosa.

Ho scelto il 1832. Questo signore mio avo immagino che si chiami Q. Sì, così: Qu. 

Vedendo le mie mani, e sapendo che arrivano dal codice genetico di mia madre (che è la figlia di mio nonno, quello ancora in vita) ché quelle di mio padre sono orribili, ho deciso che Qu è un distinto signore abbastanza ricco, anzi è proprio un pascià e schiavizza quelli attorno a lui per permettere a me di avere delle mani splendide.

 Qu nel 1832, e precisamente siamo a ottobre del 1832, è in Turchia, non perché adesso va di moda parlare di Turchia, sapete che io non sono così, ma perché all’epoca- è storia- tutti andavano in Turchia. Tutti quelli che non erano schiavi di Qu o degli amici di Qu, intendo.

 E’ davanti a Santa Sofia, che ovviamente Qu non chiama Santa Sofia ma “Ayasofya Müzesi” e la ammira estasiato. La contemplazione di cotanta bellezza non distrae Qu dal vero motivo del suo viaggio: cercare moglie. Perché Qu- dovete sapere- aveva questa fissa per le turche che nessuno riusciva a togliergli dalla testa. Il destino, si sa, è benevolo, alle volte, e infatti, proprio in quel momento, passa di lì la mia ava, che dopo un po’ sarà universalmente conosciuta come la “moglie di Qu”, R, che si legge proprio R, come Ro ma senza o, e non erre. Qu la guarda e dice: bene, i miei discendenti dovranno avere le splendide mani di quella puella. Mi sono scordata di dire che Qu è un pascià molto dotto e sa anche il latino.

Fu così che 165 anni dopo sono nata io.

Fine.

 

E’ che ho notato un’incredibile somiglianza tra me e una tipa turca in piazza Taksim.

E’ che sono un po’ scema, anche.

 

16 pensieri su “L’incredibile storia di Qu, che non è un rivoluzionario turco. Anzi.

  1. E’ chiaro che c’è qualche gene in comune tra Qu e OscarQ, senza la “u”, che quindi non so come e se si pronuncia (ma dato che è il mio cognome facciamo che risulti come l'”h” in inglese e festa finita)!🙂

  2. La qualita’ delle informazioni su questo sito davvero alta. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Di sicuro visitero’ il vostro blog di nuovo molto presto.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...